Sul lato settentrionale della rupe tufacea su cui sorge Sutri, nel tratto posto difronte all'attuale depuratore, si conservano i pochi resti di Porta Furia, presumibilmente di origine etrusca, ricostruita in epoca romana. Essa costituisce, come specifica il prof R. Quilici (2), uno dei più ineressanti esempi di poliorcetica antica, essendo stata ricavata all'interno di una gola scavata artificialmente, mediante la quale la via d'accesso poteva salire al pianoro urbano. Si trattava di una vera via cava o cava buia, come si dice in Etruria e la porta ne controllava l'imbocco. Tale via cava doveva curvare sulla destra e condurre, attraverso un tornante, alla sommità tufacea. Il disuso della Porta si lega alla costruzione di Porta Romana, avvenuta ad opera di Urbano VII poco prima della metà del seicento che permetteva un ben più facile accesso alla città. Probabilmente la Porta antica venne diroccata nel 1859, con la costruzione del muraglione che chiuse la via cava. Il suo nome è legato a Furio Camillo: il condottiero romano, che, attraversandola, riconquistò, con una azione fulminea, la città caduta in mano etrusca (1). Rinviando ad altro contesto la storia di tale porta, in parte affidata, per ora, alle annesse immagini, veniamo ai giorni nostri. Nel periodo intercorso tra l'avvio dei lavori di realizzazione del depuratore, iniziati negli anni ottanta, e la sua tumultuosa attivazione nel 1994, ebbe luogo il conseguente graduale allaccio ad esso della nostra antica rete fognaria, discendente dalle alte pareti tufacee poste lungo il versante che guarda verso Rio Rotto, il torrente nelle cui acque andava a confluire la nostra storica cloaca massima. Questi lavori comportarono, tra l'altro, la previa rimozione dei rifiuti e della secolare ed infestante vegetazione che ricoprivano le mura e nascondevano i resti di Porta Furia. Il primo intervento interessò la principale conduttura di scarico che sfociava alla sommità delle mura di sostegno di Piazza Pisanelli, dando luogo, stante il notevole dislivello, ad una piccola cascata di liquami, che, per quanto occultata dalla vegetazione, provocava un certo inconfondibile lieve fragore, e, non solo...prima di finire nel predetto fosso. Altre tubazioni scendevano lungo lo stesso versante, ma, tutti questi sversamenti, bene o male, finivano direttamente nel fosso. Tralasciamo quanto poteva accadere in ordine agli scarichi del mattatoio, per giungere al tratto delle antiche mura difensive sovrastanti Porta Furia. Dalla rupe si gettava ogni genere di rifiuti, ma, soprattutto, fino alla metà degli anni settanta, dalla sommità delle mura sovrastanti la Porta, sboccava anche una fogna, i cui liquami scendendo lungo il muraglione, andavano a decantare in un piccolo invaso, chiuso su tre lati, nel quale galleggiavano le vestigia della nostra più antica porta urbica. Solo qualche anno dopo l'eliminazione di tale scempio, anche se i rifiuti continuano ancora oggi a cadere, una volta liberate le mura dalla vegetazione, ed aperto un varco tra gli arbusti che la opprimevano...tornammo a rivedere i resti di Porta Furia, fino a quando la vegetazione tornò a riprendere il sopravvento. Una porta, forse nata sotto una cattiva stella, in quanto, già nel 1882, dopo secoli di abbandono, su sollecito del Nispi-Landi (pag 177), fu al centro di un progetto che prevedeva un accesso che la rendesse fruibile ed una relativa recinzione protettiva. Ma, l'allora competente Ministero della Pubblica Istruzione ritenne di non adottare alcun provvedimento al riguardo per la sua salvaguardia Qualcosa di simile accadde nel 2003, allorquando, su iniziativa del Comune, prese il via un intervento che prevedeva il consolidamento della rupe, ed anche un minimo di restauro della Porta. Ma, ancora una volta, tutto andò in fumo. Infatti, come ci spiega lo stesso prof L. Quilici, fin dall'avvio dei lavori di pulizia delle mura antiche, ci si rese conto che esse stavano crollando lungo la gran parte del predetto versante, essendo pericolosamente spanciate verso l'esterno per la spinta delle terre retrostanti. Pertanto, i fondi disponibili consentirono a mala pena la realizzazione delle opere di contenimento e sostegno di tali mura, mentre i resti della porta rimasero, ancora una volta, in totale abbandono. Più recentemente, nel maggio 2026, escludendo un atto vandalico, si è verificato il crollo della superfetazione, posta sull'originale piedritto, costituita da uno spezzone in mattoni, derivante da una forma di restauro non conservativo, risalente agli anni venti/trenta. In attesa, quindi, di un intervento di recupero e salvaguardia di quanto rimane, cominciando dalla rimozione della enorme ed opprimente pianta di sambuco, ben visibile dalle foto alle quali lasciamo, come al solito, il compito di narrarne la storia recente; nella speranza di un minimo di sensibilizzazione al riguardo...che senz'altro non mancherà, stante il vigore del nuovo atteggiamento degli organi competenti, recentemente dimostrato attraverso gli opportuni e necessari interventi di salvaguardia, grazie ai quali abbiamo potuto godere della gioia di ammirare, in tutto il suo splendore, l'intera rupe su cui sorge Villa Staderini, buona parte delle mura sulla Cassia e, non ultima la necropoli, ora pienamente visibile, consolidata e fruibile in sicurezza...
(1) C. Morselli e E. Mitchell - Relazione Generale Adeguamento P. R. G. -1979 - Livio (VI, 9, 4) ricorda due attacchi a Sutri nel 389 e 386 a. C., da parte degli Etruschi, con il repentino intervento di Fiurio Camillo, che riconquista eroicamante la città in entrambe i casi; Diodoro (XIV, 116, 1; 117, 4) riferisce una sola incursione etrusca. Si tratta probabilmenete di un'unica azione etrusca, replicata da Livio per il 386.
(2) Per un ampio quadro storico riguardante le vicende antiche e odierne della Porta si veda: L. Quilici - Edilizia pubblica e privata nelle città romane - 2008 - L'Erma di Bretschneider.